La Juventus e la Champions, conversazione con Gianni D’Imperio

È un grande piacere intervistare un profondo conoscitore del mondo Juventus, Gianni D’Imperio. Oggi è giunto il momento di comprendere questo campionato e soprattutto perché al vertice, dopo ben nove anni, non troviamo più la Vecchia Signora. Parleremo di Juventus e di molto altro ancora.

Tra poche ore si scende di nuovo in campo. Partita da dentro o fuori contro il Porto. “La sconfitta in Portogallo ci ha permesso di certificare alcune problematiche del momento della Juve. La lentezza della manovra innanzitutto ma soprattutto gli assenti. In primis Cuadrado, l’unico giocatore in grado di saltare l’uomo in un uno contro uno; le assenze di Arthur (giocatore unico nella rosa in quanto a gestione del pallone) e di Bonucci non ci hanno permesso di giocare in verticale con precisione sin dal nascere dell’azione”.

Sembri un po’ preoccupato dalla questione infortuni. “Sì perché purtroppo si ripetono e non è la prima volta che scendiamo in campo con tante defezioni. Non dimentichiamoci che stiamo facendo a meno del talento di Dybala e che in attacco, senza discutere le doti di Cristiano Ronaldo, Kulusevski e Morata non sono in grado di sostenere da soli il reparto nell’affrontare tre competizioni. La squadra, per esprimersi al meglio, ha bisogno dei suoi giocatori chiave“. 

Tornando alla Champions, il traguardo quarti di finale resta alla portata di questa Juventus. “Il Porto non mi ha impressionato. Solo alcune individualità come Jesus Corona possono metterci in difficoltà ma la Juventus, per storia e ambizione, deve scendere in campo con un’altra testa. Ricordiamoci che per il terzo anno di fila pesa un dato: è la terza sconfitta in un match a eliminazione diretta”.

In campionato la storia sembra un po’ cambiata. C’è il rischio di un appagamento dopo così tanti successi consecutivi? “Inutile negarlo, ti confermo questa sensazione. Solo contro il Napoli in Supercoppa e a tratti contro Roma e Lazio abbiamo tirato fuori quella vogliaindispensabile per centrare l’obiettivo anche quando non sei al meglio. Se non siamo stati spettacolari, la strategia tattica di difenderci e ripartire si è rivelata efficace”.

Il gol della speranza contro il Porto l’ha segnato Federico Chiesa. Come valuti il suo impatto e la sua stagione? “Il gol è sicuramente di quelli pesanti e sono contento dell’apporto alla causa dell’ex esterno viola. A differenza di altri giovani che hanno già debuttato, Federico sembra aver capito il peso della maglia bianconera. Qui vincere è l’unica cosa che conta e nessuno ha il posto garantito. I suoi gol e le sue prestazioni mi fanno ben sperare, l’impatto è stato sicuramente positivo”.

Cosa manca alla Juventus per coronare il sogno Champions? “Si avverte una grande pressione attorno alla Juventus in concomitanza dei grandi eventi. Ogni tifoso desidera quel trionfo, in primis perché manca da tempo, poi perché rappresenterebbe il coronamento di un progetto decennale. La squadra non deve snaturarsi e deve cercare di vivere con gioia questi appuntamenti, si tratta di poche (ma decisive) partite nell’arco di una stagione sportiva. Penso all’Atalanta, eliminata dal Psg l’anno scorso solo per inesperienza. Preferisco perdere sapendo di aver dato tutto piuttosto che arrivare scarico mentalmente ad appuntamenti contro squadre abbordabili come Lione o Porto”.

Facciamo un passo indietro. Trovi che la squadra si sia rinforzata questa estate? Ti convincono i nuovi innesti? “Alcune scelte in sede di calciomercato sono state discutibili. Chi è che non sbaglia? Ramsey e Rabiot, ad esempio, non mi convincono. Il gallese ha un ritmo distante da ciò che richiede la Serie A, mentre il francese è il primo ad affondare quando le cose non vanno, anche se nelle ultime gare sta migliorando. La società si è distinta per operazioni che guardano anche al futuroDe Ligt e Demiral si stanno rivelando due ottimi difensori e promettono davvero bene. Danilo ha portato esperienza e capacità di leggere diverse situazioni in campo, aiutato anche da Pirlo. Kulusevski e Chiesa sono ottimi giocatori che hanno solo bisogno di tempo. In attacco servirebbe un’altra punta ma un profilo come Scamacca, ad esempio, non mi avrebbe convinto”.

Un tuo commento a questo campionato. Chi è la squadra favorita? “Ogni partita nasconde delle insidie, anche se giochi contro il Crotone. Per lo scudetto vedo l’Inter favorita avendo a disposizione una rosa superiore a quella delle altre big e un solo impegno a settimana. È fisiologico rallentare dopo essere stati protagonisti per molto tempo, so che alcuni tifosi bianconeri non lo accettano ma è la verità. Abbiamo iniziato un nuovo percorso, con un allenatore alla sua prima esperienza e paghiamo questo gap rispetto alle milanesi, alla Roma e al Napoli che si conoscono e lavorano insieme ormai da un anno e mezzo. Lazio e Atalanta rappresentano delle valide avversarie per la conquista di un posto in Champions. Questo deve essere il nostro obiettivo, provando a migliorare dal punto di vista dell’atteggiamento per non ripetere le ultime prestazioni deludenti sul palcoscenico europeo”. 

Antonio Conte dalla Juventus all’Inter: è davvero cambiato? “Questa Inter ha le sembianze della prima Juventus di Conte. Il segreto del tecnico leccese è da ricercare nella motivazione che trasmette alla squadra in ogni allenamento. I giocatori corrono forte e bene in ogni partita, anche se a volte possono mostrare debolezze o incertezze. Il lavoro sul campo fa alla lunga la differenza. L’inizio di stagione è stato condizionato dalla programmazione post Covid-19. Per quanto riguarda gli infortuni, lo staff tecnico sta lavorando al meglio anche rispetto alle problematiche presenti in altre squadre. Il primo posto in campionato è sicuramente meritato“.

Riccardo Amato 

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