SpallettInter

Non ho mai amato i giochi di parole, ma tra quelli letti sui giornali nelle ultime settimane, questo mi sembra il più azzeccato. Il concetto è semplice. L’immagine altrettanto chiara. L’Inter è la creatura di Luciano Spalletti, diventato il primo tifoso interista, immerso  in una parte scomoda quanto affascinante. A una settimana dall’inizio della stagione, il popolo nerazzurro si fida già del suo condottiero da Certaldo.

FATTORE ICARDI. Valutare la rosa a disposizione, cercare di salvare ciò che di buono era già stato fatto, pretendere professionalità e rendimento, specialmente dai giocatori simbolo. Mauro Icardi si è cucito sul braccio una doppia fascia. Uomo copertina, uomo gol, ma soprattutto capitano per i suoi compagni talentuosi e per quelli svogliati. L’attaccante argentino continuerà a fare il suo mestiere, ma senza il supporto dei suoi compagni, ogni partita diventerà un’impresa.

INTENTO COMUNE. Il gruppo conta. Una squadra è tale se lotta come un blocco unico, senza dipendere dalle lune delle prime stelle. Messaggi per i vari Kondogbia (in uscita), Brozovic, Perisic e Jovetic, iscritti al corso dei “ragazzi intelligenti che non si applicano”. Rispolverati questi sani vecchi principi, la coerenza legherà insieme un gruppo tecnicamente valido, con un allenatore che ha accettato questa sfida per vincerla.

L’obiettivo rinascita, a questo punto, non è poi così lontano. Anche le amichevoli si devono vincere, nulla viene lasciato al caso. Le sane e vecchie abitudini riporteranno questa Spallettinter dove è giusto che sia. Credibilità e rispetto sono da riconquistare sul campo e attraverso gli atteggiamenti. Costruire e mantenere una mentalità propositiva diventa quindi il primo passo per un allenatore che non ha paura di centrare l’obiettivo. 

Riccardo Amato

Fantamercato o realtà? Neymar ci dice che…

L’operazione Neymar, il futuro di Ibrahimovic, le suggestioni Kovacic e Aubameyang. Cosa manca alle big europee per dirsi soddisfatte del proprio mercato? E cosa ne pensano gli allenatori? Beh, loro, in molti casi, non vedono l’ora che finisca.

Qualcuno ha detto che dopo il passaggio di Neymar dal Barcellona al Paris Saint Germain, ora tutto sia davvero possibile. La Ligue 1 intera ringrazia lo sceicco Al Khelaifi e si prepara ad una stagione davvero storica, mai con così tanti campioni in campo (è appena arrivato anche Sneijder a Nizza) e in panchina (il primo duello Bielsa – Ranieri ha riscaldato i cuori dei nostalgici).

E’ un mercato che coinvolge nomi altisonanti e che muove le sue pedine con una facilità imbarazzante. Ibrahimovic non ha ancora sciolto le riserve sul suo futuro immediato mentre a Barcellona, dopo la partenza di Neymar, si punta il baby talento verdeoro Coutinho.

Il gallese Gareth Bale, impegnato stasera in Supercoppa Europea contro il Manchester United, fa venire l’acquolina in bocca al nemico – amico Mourinho, prontissimo in caso di trattativa coi blancos. Tutto sembra davvero possibile, senza dimenticare Mbappé, talento purissimo pronto a ricalcare le orme di Thierry Henry dopo la parentesi Monaco.

Gli allenatori ridono (quelli che vincono, come Mancini e Ancelotti, che ha già sistemato il primo trofeo in bacheca) e sperano che questa tempesta mediatica si possa fermare presto, per concentrarsi sulla rosa a disposizione. Le teste dei calciatori citati saranno ancora sintonizzate sulle frequenze di questo Fantamercato.

Riccardo Amato

Da Genova al Verona Park

L’Hellas Verona torna in Serie A e non perde tempo. Anzi batte i colpi. Il duo Pazzini – Cassano è di nuovo realtà. Con l’aggiunta di un Alessio Cerci che proverà a ripetere le prodezze dell’era granata. Un tridente che mette in moto i meccanismi di un Luna Park. Il Verona Park!

Tutto e di più. I sorrisi, le battute, i ricordi. Fantantonio Cassano torna in campo con quella spigliatezza che sconfina nella sfacciataggine di uno scugnizzo del pallone. L’ironia e la consapevolezza di essere, dopo Totti, il più grande calciatore italiano in attività. Come tocca lui il pallone, come crea calcio ad ogni tocco, come manda in gol i compagni fregandosene di barriere tattiche e difficoltà…nessuno mai.

Un nuovo – vecchio compagno lo conosce bene. È Giampaolo Pazzini, fresco di promozione con il Verona, uomo copertina di una cavalcata che è destinata a continuare. Sulle montagne russe. L’estro e i colpi di Antonio, l’arte della realizzazione del Pazzo. Gol e spettacolo, delizia per i palati più fini, liberazione per i tifosi che non aspettano altro se non il momento in cui la palla varca la linea bianca.

Un’annata che si preannuncia davvero straordinaria. L’entusiasmo sarà la benzina della compagine gialloblù, già protagonista ad un mese dall’inizio del campionato. Non sarà facile raggiungere un equilibrio o forse sarà meglio non trovarlo mai per divertirsi ancora e più di prima grazie alla prossima genialata del 99 dalle movenze verdeoro. Roba da Serie A.

Riccardo Amato

Ogni favola è un gioco

Nella stagione del Napoli versione 2017/18 ci sarà tanta gioia. E musica. L’energia di un pallone che godrà del trattamento di piedi buoni e menti fantasiose. Maurizio Sarri, nel punto più alto della sua carriera da allenatore, proverà a vincere col bel gioco, vera impresa del calcio italiano moderno.

Le recenti dichiarazioni di Ciro Mertens e proprio del tecnico italiano non hanno lasciato spazio ad interpretazioni. La truppa partenopea riparte dalle grandi cose fatte vedere nella scorsa stagione, nella quale soltanto Roma e Juventus hanno raccolto qualcosa in più in termini di punti e continuità.

Il gruppo è cresciuto tantissimo e sta acquisendo quella giusta esperienza che ti avvicina al mondo Juve, i progressi a livello tattico sono sotto gli occhi di tutti e ci sarà ancora tempo per stupire. Un traguardo alla volta. I preliminari di Champions League da non fallire, la rincorsa alla Juventus passando per un viaggio nelle valli di Dimaro. “Ogni favola è un gioco, che si fa con il tempo” cantava Bennato.

Un laboratorio sul campo nel quale sperimentare idee e strategie che possono influenzare alcuni equilibri già scritti sotto l’ombrellone. L’estate del Napoli continua tra conferme, qualche acquisto mirato e la consapevolezza che comunque vada sarà un successo. Gioia, musica ed energia. Il gioco del calcio non è mai stato così bello.

Riccardo Amato

Fair play finanziario e Inter, quale futuro?

Financial Fair Play, Fair Play Finanziario. Uno scioglilingua diventato caro ai tifosi dell’Inter, un signore vestito di nero, che guarda dritto e fiero davanti a sé. Uno che va per la sua strada. La società milanese, dopo anni di sprechi e scelte quantomeno discutibili che hanno in un certo senso frenato la crescita della società, ha deciso di incontrare questo personaggio, per gli amici FFP.

Un amico in comune, a dire il vero, esisteva già. L’Uefa ha vigilato (e continuerà a farlo) negli ultimi mesi, e per il momento ha dato il suo benestare all’opera di ricostruzione interista. Il mercato può decollare, grazie alle sapienti mani di Walter Sabatini (proprio lui, il mago delle plusvalenze) e di Piero Ausilio. La tavola è già apparecchiata, ora è bene andare a controllare cosa bolle in pentola in cucina.

In realtà qualcosa si è già mosso. E non parliamo dell’arrivo di Skriniar o della cessione di Caprari alla Sampdoria: la società nerazzurra si è resa conto dell’importanza di avere un bilancio in ordine, per poter vendere e comprare in libertà e sicurezza, magari togliendosi anche qualche sfizio. È finito il tempo delle barzellette, l’Inter inizia da questo momento la sua stagione sportiva 2017/18.

L’arrivo di Walter Sabatini dovrà assicurare quel grado di competenza ed esperienza sia per il club milanese sia per il “gemello asiatico” Jiangsu di Suning. Un nuovo mondo da esplorare, un futuro ricco di nuove opportunità e collaborazioni grazie al lavoro, al know how e all’esperienza provenienti dal calcio italiano. Basterà? Sono questi i primi passi di una società che punta a maggiore stabilità e concretezza anche al di fuori del rettangolo verde.

Riccardo Amato 

Una Serie A piatta

La classifica fa pensare alla figura geometrica della piramide. In alto però c’è sempre sua Maestà la Juventus. La vetta della graduatoria fa da punto di riferimento, scandisce tempi di consegna e obiettivi, impone insieme alla zona retrocessione i confini di un territorio verde bianco e rosso che è quello della Serie A.

Dal “Campionato delle piccole” siamo passati al “Campionato delle grandi (o aspiranti tali)”. Juventus, Roma, Napoli, Inter, Milan, Lazio e Fiorentina sono le nuove sette sorelle. Quelle compagini che si dannano l’anima per un posto al sole, quelle che puntano il cielo. La padrona è sempre (e ancora) lei, la Juventus, ma forse qualcosina sta cambiando. 

Che sia nato un altro campionato? Se la Juve perde molto più spesso di un anno fa (Inter, Milan, Genoa e Fiorentina ridono) allo stesso punto del campionato, se la Roma vince anche senza brillare, se Napoli e Lazio trovano la continuità, se l’Inter dei grandi investimenti torna ad essere grande…vuoi vedere che la musica è cambiata?

La Juventus insegue un tricolore, il sesto di fila, che saprebbe indubbiamente di leggenda, ma cerca soprattutto la via libera per la tanto attesa Champions. Le altre puntano tutto o quasi sul campionato, si sono rinforzate e non perdono colpi. La Roma di Spalletti ad esempio, è sempre più italiana per praticità e atteggiamento ed è stufa di arrivare seconda, il Napoli orfano di Milik ha sofferto per poi risalire, le milanesi stanno tornando nelle posizioni che le competono. La Serie A è sicuramente più piatta, chi sta davanti non è riuscito a fare quel vuoto che storicamente avrebbe chiuso ogni discorso già a gennaio.

Sarà una seconda parte di stagione da vivere. Ogni partita può rimescolare tutto in vetta, con incroci pericolosi e scontri diretti che già tra una settimana indirizzeranno i destini delle pretendenti.

Ci aspettiamo moltissimo da Milan-Napoli e Juventus-Lazio, proprio come successo ieri sera tra Torino e Milan. I granata, a un soffio dalla vittoria e condannati di nuovo ad un risultato beffa piangono per i propri errori e restano nella terra di mezzo. Il Milan ringrazia e continua la propria rincorsa.

Riccardo Amato

Giovane è bello: breve guida al prossimo calciomercato

La nuova tendenza del calciomercato 2.0 è proprio questa: assicurarsi subito il giovane prodigio di turno. Piedi fatati, fisico asciutto, capigliatura stravagante e un pizzico di presunzione. Il ritratto dei nuovi campioni del duemila. Con un occhio al made in Italy.

In principio fu Kingsley Coman, talento francese classe ’96, a far drizzare le antenne di addetti ai lavori e talent scout della Juventus. Uno “scarto” del Psg che, nonostante le poche apparizioni in maglia bianconera, ha subito attirato il Bayern Monaco. Venduto! 28 milioni e una super plusvalenza nel portafoglio di Marotta, abile mercante del duemila. La Juventus valorizza al massimo un talento che proprio oggi ha la certezza di indossare una delle maglie più importanti del mondo in un contesto sicuramente più affascinante di quello italiano.

In Serie A, nel mercato interno, non si sta certo a guardare e allora ecco il duo Caldara-Gagliardini, il vero piatto forte di un campionato che quest’anno al nord, precisamente a Bergamo, mette in mostra i propri talenti. Comprati anche loro. E non per noccioline: Juventus ed Inter mettono in piedi due operazioni da 20-25 milioni cadauna per due calciatori sì promettenti, ma che “non hanno ancora giocato un campionato intero” (cit. Marino, ex d.s. della Dea).

Brava l’Atalanta, che cresce due campioncini in casa e li vende al prezzo di semi top player, coraggiose le big che spendono soprattutto in ottica futuro. Il giocatore giovane è la perfetta incarnazione della parola “progetto”, sulla bocca di tutti, ma valore per pochi. Che sia una nuova era? Che si pensi davvero all’italianizzazione delle nostre squadre e soprattutto a un domani imprevedibile ed entusiasmante come il tiro da fuori di un 20enne?

Il campo ci darà il suo verdetto, intanto riabituiamoci a pensare in grande. I talenti di casa nostra sono finalmente considerati tali e l’estero, per cifre e possibilità, potrebbe diventare nel giro di qualche anno una possibilità come le altre. La nuova leva calcistica è pronta a stupire.

Riccardo Amato

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Roma da scudetto, Mazzarri vs Montella, il Milan e l’Europa

È tempo di editoriali! Tanti concetti, tutti assieme, in un magico calderone chiamato Serie A.La stagione è iniziata sotto i migliori auspici con più squadre che sulla carta possono e potranno darsi battaglia per la vittoria finale e non solo. La favorita d’obbligo, la Juventus, sembra più disattenta del solito ed ecco quindi che le pretendenti si strattonano e buttano il naso dentro gli affari più importanti. L’Europa per prestigio e bilancio, la supremazia nazionale per rinvigorire tifoserie che si superano ormai solo sugli spalti e si distinguono per cori e folclore. Tutto questo in un unico articolo. E non è finita qui.

Era da un bel po’ di tempo che la Gazzetta dello Sport non indovinava un titolo in prima pagina. Quello di stamattina (“Roma sei da favola”, ndr) fotografa bene la situazione giallorossa, con un filotto di partite che erge la Lupa in testa alla classifica con merito, in attesa di test più probanti e definitivi. La goleada di ieri sera è stata sicuramente una di quelle prove di forza che si ricordano a fine stagione, ma qual è il segreto di questa squadra, passata in pochi mesi da punto interrogativo a pretendente principale al titolo?

Le parole del tecnico Rudi Garcia lasciano intravedere un uomo, prima che un tecnico, con valori importanti. “Giocare a calcio in maniera semplice è la cosa più difficile”, tanta saggezza in poche parole e in pochi passaggi decisivi per concludere a rete. La Roma è squadra da tenere d’occhio soprattutto per la solidità difensiva, vero segreto delle corazzate italiane. Sabato sera ne sapremo certamente di più, grazie a quell’Inter-Roma che toglie il sonno a Totti e compagni e che può già dare risposte in ottica scudetto. 

Tra Mazzarri e Montella ha vinto il campo. La sfida di San Siro di giovedì scorso ha promosso entrambe le formazioni per gioco e voglia di sorprendere l’avversario. La Fiorentina ha qualità da vendere, ma giocare sempre bene per ottenere risultati è una strategia che ti assicura solo complimenti. “Eh ma l’Inter gioca in contropiede…” è sicuramente il ritornello dei (pochi) anti interisti, invidiosi di un progetto tecnico che ha rivitalizzato tutti, da Jonathan, passando per Alvarez e lo stesso presidentissimo Moratti.

Mentre avanza silenzioso il tycoon indonesiano Erick Thohir, WM sa bene ciò che deve fare e lo sta facendo nel migliore dei modi: il pareggio di Trieste ci sta e non porta indietro nemmeno di un centimetro le ambizioni nerazzurre.

Il portiere del Cagliari Agazzi ha parato tutto in un pomeriggio condizionato da un campo in condizioni pessime. L’Inter c’è e sta bene. Se un tecnico deve essere valutato anche per come fa rendere la materia prima a disposizione, Mazzarri è sicuramente tra i primi  cinque del campionato italiano. Con tanti saluti ai fenomeni da talk show televisivo in salsa pallonara. 

Chiusura dedicata al Milan che torna in Europa, vero habitat naturale. “Quanti successi in Olanda” sussurra Barbara Berlusconi alla partenza dei rossoneri, in crisi di gioco ma consci delle possibilità di risalita. L’Europa per staccare e ripartire, senza favori arbitrali (state più attenti arbitri e ammettete le vostre debolezze).

Riccardo Amato 

Pep e i suoi fratelli

L’anno nuovo ci dirà chi sarà il club più forte al mondo, con il Barcellona di Luis Enrique impegnato nel mondiale per club, ma soprattutto chi andrà alla caccia dei titoli più prestigiosi. Il dominio blaugrana sembra essere imposto dalle stelle, ma le altre big europee non stanno certo a guardare. Partendo dalla panchina.

Se ne parla da mesi e, francamente, manca solo l’ufficialità. Pep Guardiola e il Bayern Monaco si separeranno al termine di questa stagione, con un sostituto che sarebbe già stato individuato. È Carlo Ancelotti, già messo sotto contratto ufficiosamente nelle ultime ore dal club bavarese come riportato dal Corriere della Sera. E Pep dove andrà? A Manchester, sponda City, non vedono l’ora di spendere 20 milioni di euro all’anno per lui, monetine per un club che ha bisogno di segnali prima ancora che di trofei. L’arrivo dello spagnolo in panchina, dopo i chiaroscuri dell’era Pellegrini, assomiglia molto all’inizio di un nuovo ciclo, dove arte e football danzano insieme armoniosamente.

Inghilterra patria di eroi e di ex rivalutati. È il caso di Claudio Ranieri, il “vecchietto” in  cima alla Premier League che se la ride e se la gode. L’eterno secondo che fa miracoli quando non allena i grandi ma gli aspiranti tali, l’allenatore pratico e pragmatico buono…per il Chelsea. Dopo le follie che hanno accompagnato l’epopea di José Mourinho, forse un po’ di normalità al centro sportivo di Cobham non farebbe male.

Capitolo Simeone. Il comandante dell’Atletico Madrid ha perso un po’ di quell’appeal da straniero e potrebbe rientrare nella lista di Abramovich per il post Mourinho così come attendere una chiamata italiana. Chissà. Pep e i suoi fratelli ricominciano la loro caccia alla preda Luis Enrique, costi quel che costi. E i presidenti fanno altrettanto, in un gioco senza regole fatto di nomi e tanta pancia. Gli equilibri delle big europee dipendono soprattutto dalla prima scelta, quella dell’allenatore.

Riccardo Amato

Breve storia di Eusebio Di Francesco

La nona giornata di Serie A premia il lavoro e la tenacia di Eusebio Di Francesco, allenatore del Sassuolo che sgambetta la Juventus e respira l’aria d’alta quota con i suoi 18 punti in classifica. Cosa si nasconde dietro la cavalcata del club emiliano? È proprio l’allenatore pescarese il segreto di un gruppo solido che si è presto levato di dosso l’etichetta di sorpresa per aggredire la realtà.

Tremendamente normale, silenzioso, pacato nei modi. Uno stile tutto suo, idee ambiziose nella sua testa ma pochi proclami. Il Sassuolo è da tre anni a questa parte una delle realtà più interessanti della Serie A, essendo stato in grado di  abbinare il gioco ai risultati, facendo divertire e sovvertendo pronostici banali.

L’etichetta di seguace di Zeman, non proprio il primo della classe per rigore e fase difensiva tra i banchi di Coverciano, fa storcere il naso a tanti, agli ignoranti, a chi si accontenta e fa sua al 100% la regola del “meglio non prenderle” che paralizza il calcio italiano. L’esordio sulla panchina del Sassuolo, il 26 agosto 2012, è coinciso con la “prima” di un allora sconosciuto Domenico Berardi, gioiello invidiato persino dal Barcellona di Messi e Neymar.

Si parte dal gioco, dagli interpreti e dalla loro valorizzazione. Non ci sono fenomeni, esiste il gruppo. Eusebio Di Francesco raccoglie ora i frutti di un lavoro importante, allo stesso tempo pratico (non va dimenticata l’esperienza a Lecce) e teorico. La sua anima da allenatore trova una affinità a Sassuolo, scoperto dall’ex dg Bonato. Diventa grande partendo “piccolo” insieme alla sua provinciale. “Si può pensare in grande anche se non lotti per lo scudetto”. La forza delle idee, una buona dose di incoscienza e una società di alto livello sono gli ingredienti della ricetta Di Francesco, colui in grado di battere la Juventus campione d’Italia ed uscire senza punti da San Siro solo per colpa degli episodi.

Una piccola diventata grande, cresciuta esponenzialmente assieme al suo allenatore, vero cardine di un programma non solo calcistico, ma anche estetico e di stile. Semplicità, organizzazione e spettacolo: tanto lavoro, costanza e piedi per terra. Il segreto? Rimanere se stessi e credere ogni giorno nelle piccole cose. Tutte insieme, col tempo, sono destinate a diventare grandi. Come questo Sassuolo, a 3 punti dalla Roma capolista.

Riccardo Amato