C’era una volta Suning

C’era una volta Suning o meglio c’è ancora. Il problema è che le ultime insistenti voci ci inducono a pensare a un futuro diverso del cielo nerazzurro. E la premessa diventa quindi fondamentale: questo calcio ha smesso i panni del gioco per farsi business, con i suoi milioni e interessi, condizionati a loro volta dalla politica. Il mondo Inter è da sempre sinonimo di cambiamenti, ribaltoni, scossoni. Niente di nuovo, semmai la preoccupazione nasce dalle scelte di un gruppo imprenditoriale da tutti considerato solido e affidabile che è costretto a compiere scelte importanti.

Quale futuro per questi colori? Quali nuove aspettative per milioni di tifosi che aspettano con trepidazione il meritato momento del trionfo sportivo? La sensazione è che l’Inter, come tante altre big del panorama internazionale, non siano più una questione di cuore, una passione per citare Branca, uno che qualcosa ha vinto con questi colori, piuttosto un giocattolo da sfruttare e poi rivendere. Sono finiti i tempi di Angelo e Massimo Moratti, tifosi veri, pronti a soffrire e a gioire nei momenti più delicati, quelli in cui, in base alle vicende di campo, si tagliavano teste e si metteva mano al portafoglio.

C’era una volta l’Inter dei Moratti e dei grandi campioni. Lì sì che decideva il campo, mente ora “il campo” è quello fuori, quello delle scrivanie, degli accordi, dei conti e delle due diligence. E allora eccoci pronti per un nuovo grande cambiamento. Fuori Suning e dentro un nuovo partner, forse BC Partners, destinato a prendere le redini di questo cavallo pazzo. I giochi della finanza e del potere stanno prevalendo sul confronto tra gli undici in campo, preparando il terreno per nuovi terremoti.

Nulla accade per caso e se pensiamo che questo polverone si stia alzando proprio a poche ore da Inter – Juventus, spartiacque per la stagione interista, tutto riacquista senso. L’Inter non ci delude mai. Cosa aspettarsi dal futuro? La pandemia ha inflitto una severa punizione a tutto il movimento non solo in termini di introiti. Quello che ci auguriamo è la realizzazione di un calcio sostenibile, più competitivo (e quindi spettacolare) e accessibile a tutti. Come un insieme di grandi aziende che operano per il bene della società e dei propri tifosi. 

Non ci resta che guardare avanti, proiettarci a un modo di vivere lo sport sempre più diverso dai suoi valori fondanti. Il rischio è che il risultato del campo si trasformi in un eco destinato ad affievolirsi.
Nel frattempo, buon Inter – Juve a tutti. 

Riccardo Amato

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