Psg e City hanno deluso le aspettative?

Il giorno dopo la semifinale di Champions League tra Psg e Manchester City ci chiediamo se lo spettacolo in campo sia stato all’altezza delle aspettative. I parigini ritornano in semifinale per il secondo anno consecutivo, mentre i Citizens provano a superare i propri limiti e a cancellare le delusioni delle passate stagioni. Se in campo troviamo alcuni dei migliori giocatori del pianeta, analoghe considerazioni valgono per i due personaggi seduti in panchina.

Un maestro di calcio da una parte, un tecnico estremamente preparato nel momento perfetto della sua carriera dall’altro. Questo è lo scontro tra titani Pep Guardiola versus Mauricio Pochettino. Barcellona in comune (il tecnico argentino ha guidato l’Espanyol) e un sogno davvero grande. La viglia di questo attesissimo match è stata stemperata nei toni dal tecnico catalano. “Cosa ho imparato da Cruyff? Che in partite come questa l’importante è divertirsi, godersi il momento”. Strategia? Forse. I numeri dicono che questo è l’ultimo appello per la squadra padrona della Premier League sì ma mai vicina al trofeo più prestigioso.

L’undici iniziale del City non sorprende se ci si allinea al pensiero del tecnico capace di vincere 30 trofei in carriera. “Un giorno giocherò con soli centrocampisti, penso sia possibile”. Se quel giorno è arrivato, è persino riduttivo parlare di ruoli semmai di funzioni. Gioco e divertimento devono prevalere sull’ansia da prestazione. Le pressioni però si avvicinano inesorabilmente ed ecco che il primo tempo è già uno specchio dell’anima. Quarantacinque minuti che vedono prevalere un Paris ben organizzato, geometrico, efficace e che può contare su due stelle: Neymar e Mbappé.

Capiremo presto che per certi versi non sarà la serata di nessuno dei due. A salvarsi è sicuramente il brasiliano, abile nello stretto e rappresentante di un verbo calcistico comprensibile a pochi. Ci si aspettava molto di più dal francese, nuovo golden boy e futuro Pallone d’oro del calcio mondiale. L’uno a zero lo firma Marquinhos che salta indisturbato in area e ci ricorda un piccolo dettaglio. Gli episodi contano.

La Champions è la competizione dei dettagli. L’errore imperdonabile sarebbe cambiare canale perché in quel caso, soltanto qualche minuto dopo, apparirebbe in tv la faccia di Pochettino. Un’espressione, quella del secondo tempo, che tradisce ogni emozione. Un uomo solo, sconsolato, incapace di comprendere l’evoluzione di una partita che sembrava in pugno. Il City ha ripreso a macinare gioco. Il gol del pareggio di De Bruyne è forse più un’incertezza del portiere avversario. Gli episodi pesano. Ecco che la seconda frazione di gioco diventa un monologo degli uomini di Guardiola, che non cambiano, non si snaturano, soffrono e vengono premiati.

Più delle fiammate di Mbappé o delle finte di Neymar, ciò che ci insegna questa partita è una sorte di morale sportiva. Quel “Ritenta, sarai più fortunato” che leggiamo in qualche concorso a premi, questa volta sorride al City. Sono stati diversi i tentativi, altrettante le delusioni. Sembrava quasi che la vittoria in Premier League non bastasse più. Il gioco, gli uomini e gli episodi sono a favore del Manchester City, a un passo dalla finale.

Che gioco strano il calcio. Incredibile, indecifrabile. Due squadre ricche di campioni, tutto ciò che di meglio il calcio moderno può offrire e poi, una palla che varca la linea di porta e cambia destini. “La storia siamo noi”, dirà Guardiola, citando De Gregori. Il successo, la meta, sono quei premi per chi non ha abbandonato il proprio sogno e non ha smesso di lottare. Questa nuova chance viene abbracciata dalla squadra inglese come una liberazione. Un nuovo inizio, la conferma che il lavoro sul campo e solide convinzioni hanno plasmato una nuova mentalità sportiva.

Riccardo Amato

 

 

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