Intervista a Diego Franzoso: “Passione e competenza per il calcio di oggi e domani”

È un grande piacere presentare Diego Franzoso, 32 anni, laureato in Scienze motorie e in Scienze e Tecniche dell’attività motoria preventiva e adattata. Decima stagione in panchina, arricchita da esperienze in tutte le categorie, dai Piccoli Amici al mondo delle prime squadre (seconda categoria). Allenatore UEFA B collabora anche con il CONI in progetti per l’avviamento allo sport nelle scuole.

Il suo sito internet, ideacalcio.net, nasce nel febbraio 2012 con l’intenzione di diffondere il credo calcistico di Diego attraverso le sue idee e il suo metodo. È stato ed è tuttora per me grande fonte di ispirazione non solo per la preparazione delle sedute di allenamento ma anche per conoscere e approfondire i temi di uno sport così affascinante e complesso.

Nonostante la giovane età la tua carriera sembra già indirizzata: ti sei tuffato nel mondo del calcio. Cosa significa per te la parola passione? La Passione dev’essere ciò che muove ogni persona, che sia in ambiente lavorativo o sportivo. Personalmente lo ritengo il mio più grande punto di forza. Fin da quando ho iniziato ad allenare, sapevo che questa sarebbe stata la “cosa” che più mi avrebbe completato, ciò che avrei voluto fare per sempre. La passione è ciò che ti spinge a migliorarti e a mettere professionalità in ciò che si fa.  

Quali valori devono animare una scuola calcio? Innanzitutto farei una piccola distinzione, in quanto non tutte le scuole calcio hanno gli stessi obiettivi. Ci sono scuole calcio che lavorano soprattutto per il “sociale”, vuoi per mezzi e disponibilità, e altre che puntano a costruire giocatori. Non volendo entrare nel merito di nessuna delle due, dico che non dovrebbe mancare, da parte dell’istruttore, la voglia di trasmettere l’amore per il nostro sport, la volontà di educare i nostri giovani e di insegnargli i veri valori dello sport. Chi sceglie gli allenatori per la scuola calcio dovrebbe mettere a disposizione le migliori risorse possibili, perchè molto spesso i danni peggiori si fanno proprio nella scuola calcio.

La figura dell’allenatore. Quanto può aiutare una società e quanto la società deve credere in un allenatore nella costruzione di un progetto tecnico? E se rispondessi dicendo che è l’allenatore che deve sposare il progetto tecnico della società? Molte volte però, purtroppo, le società non ne hanno uno e il più delle volte l’allenatore si trova in balia degli eventi. L’allenatore a mio avviso è una figura fondamentale, certamente non si può tirar fuori il sangue dai sassi, ma può far crescere in maniera esponenziale il parco giocatori, sotto tutti i punti di vista (tecnico, tattico, fisico e psicologico).

Crescita e risultati. A nessuno piace perdere, ma…Hai detto bene, a nessuno piace perdere, ma la vera differenza tra “bene e male” è l’interpretazione della parola vittoria. Per me la vittoria è un obiettivo, ma solo se è una conseguenza di come si ha giocato. L’obiettivo dev’essere quello di dominare il campo e l’avversario, dando tutto fino all’ultimo secondo, compreso chi subentra dalla panchina.

Tecnica individuale alla “vecchia maniera” e metodo integrato. Dove sta la verità? Se devo scegliere tra le due ti dico metodo integrato, ma se devo entrare nello specifico dico che la tecnica non dev’essere fine a sé stessa, ma funzionale al gioco, quindi cerco sempre di inserirla all’interno di esercitazioni situazionali o che perseguano una certa identità di gioco.

Come mai in Italia non riusciamo a valorizzare i nostri talenti? Le cause possono essere molte. C’è chi sostiene che arrivano in prima squadra giocatori non pronti e che quindi il problema sia legato al modo di operare del settore giovanile. Io invece sono più propenso a pensare che in Italia manchi una certa cultura sportiva e che si sia più legati al risultato, al tutto e subitoNon cè voglia di aspettare, non c’è pazienza. Ci sono allenatori che quest’anno in serie B sono stati esonerati dopo 2 partite, figuriamoci se questi potevano avere il coraggio di lanciare un giovane.

 

Il modello calcistico da seguire? Dico quello spagnolo, ma anche in Belgio, Olanda e Germania si sta lavorando molto bene. Probabilmente l’Inghilterra è la nazione che più si avvicina alla nostra, con la differenza che loro hanno un potere d’acquisto e investimenti non paragonabili a quelli Italiani e quindi il loro campionato è sicuramente superiore al nostro. Ho detto quello spagnolo perché mi piace, come ho già detto, la volontà di fare la partita, di dominare il campo e l’avversario.

Allenatore preferito? Avendo risposto alla domanda precedente, non posso che risponderti Guardiola. Quello che ha fatto e che sta facendo è sotto gli occhi di tutti. Ciò che vorrei invece sottolineare è la sua continua ricerca di nuove soluzioni tattiche. Penso per esempio a tutti gli accorgimenti che ha apportato al Barcellona subito dopo i primi successi, dimostrandosi estremamente flessibile e studioso del suo mestiere.

Infine le tue Idee per un calcio italiano in crisi. Ripartire proprio dal mondo della scuola. Molte scuole fanno solamente un’ora di educazione fisica a settimana e molto spesso è affidata alla maestra di italiano o matematica. Gli spazi e i mezzi scarseggiano. 

Molte famiglie non capiscono nemmeno l’importanza educativa e sociale dello sport. In altre nazioni, scuola e sport vanno di pari passo. Un altro problema è quello legato al gioco “libero”. Ormai il gioco di strada, quello dell’oratorio, è pressochè scomparso. Il ruolo dell’istruttore del XXI secolo non è per nulla semplice, è difficile oggi far solo calcio, trascurando ad esempio alcune capacità coordinative che 15 anni fa venivano allenate per strada e che oggi sono destinate a non essere mai allenate se non interveniamo noi istruttori. Per questo dico che gli istruttori debbano avere tanta passione ma anche competenze.

Riccardo Amato

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