Andrea Malara, Livorno e quel sogno con la A maiuscola

PRE E POST LIVORNO

La vita e la carriera di Andrea Malara, giovane e promettente difensore della Fermana, iniziano da Livorno. Si potrebbe dire che esistano un pre e un post. Nelle giovanili del Livorno conosce Mister Sireno e partecipa al Torneo delle Alpi Apuane, una grande esperienza a soli 12 anni, poi affronta con coraggio alcune sfide. Non è facile lasciare la città simbolo della tua giovinezza. “Sono molto legato alla città di Livorno, soprattutto quando vado via mi manca la livornesità. Livorno è la città più strana per modo di vivere e fare e poi il mare è sempre stato un mio personale punto di riferimento”.

IL PURGATORIO

Tre anni nei settori dilettantistici di Cascina Valdera, Ponsacco e Livorno 9. “Esperienze che mi hanno cambiato nello stile di gioco. I miei compagni e avversari erano un anno più grandi: ho capito cosa fossero la fisicità, la resistenza e i contrasti. Al Livorno 9 sono tornato vicino casa per poi ripartire da dove sognavo. L’Under 16 del Livorno nel primo anno da professionista. Dai Campionati Regionali ai Nazionali l’asticella si è alzata sempre di più, grazie a test contro Juventus, Sampdoria e Sassuolo”. Le gambe non sono mai tremate.

LA CHANCE

“Ricordo la mia prima partita da titolare contro il Genoa. Tanta ansia e dopo soli quindici minuti un infortunio. Uno stop che mi avrebbe cambiato la carriera. Non sapevo ancora che il destino mi avrebbe restituito il favore: il Mister puntò su di me regalandomi una nuova grande chance. Dopo quattro mesi giocai una delle partite più belle e da lì è iniziata una nuova era”. L’Under 17 del Livorno come un grande contenitore di emozioni. Un percorso di crescita guidato da Mister Stefano Brondi, un uomo dai grandi meriti, capace di dispensare insegnamenti e concedere opportunità. In quel periodo c’è stato quel salto di qualità che mancava.

IL PRESENTE

In questa storia non possono mancare i ringraziamenti: “Mister Andrea Mercanti della Primavera della Fermana, una persona con dei valori soprattutto fuori dal campo che mi ha aiutato molto a comprendere il mio ruolo”. La possibilità di migliorare ancora e ricercare una nuova sfida. Un grande grazie va poi alla famiglia: “I miei genitori mi hanno saputo supportare e sopportare, senza di loro sarei durato due settimane. Al termine del secondo allenamento a Fermo chiesi a mamma e papà di tornare a casa. Mi resi conto che non arrendendomi avrei reso orgogliosi anche i miei genitori”.

IL FUTURO

La grande amicizia con Antonio Altieri (rileggi qui la sua storia), il mito De Ligt e un futuro tutto da scrivere. Il calcio italiano sta cambiando pelle e non è facile imporsi a 18 anni. A volte a prevalere sono interessi specifici, in alcuni casi non c’è meritocrazia: ambizioni e prospettive che si accartocciano come una lattina. L’Italia di Mancini ci piace e restituisce a un intero popolo quella dose di speranza. “Tutelare il patrimonio tecnico italiano prima di andare all’estero a prendere i giocatori sarebbe già una piccola svolta”. Imitando magari le gesta di calciatori come Pessina e Raspadori, storie che spingono all’ottimismo.

NESSUN RIMPIANTO

È mai capitato ad Andrea Malara di guardarsi alle spalle? “Non ho rimpianti, rifarei tutto e sono convinto che nulla accada per caso. Le difficoltà mi hanno reso più forte. Andare via da casa mi permette oggi di dire di essere maturo per ogni prossima sfida. Se questa avventura non la finirò da calciatore la terminerò da uomo”. Come in campo, dove il pregio è l’anticipo e il difetto è la poca resistenza, la vita è una questione di obiettivi. Anche mentali. “Mi aiutano molto Mirko Palazzi e il suo staff di Inner Skills Mental Coach. Ritengo essenziale ad alti livelli curare ogni aspetto psicologico della prestazione. Registriamo con serenità le sensazioni che accompagnano la partita in una sorta di autovalutazione”.

SOGNI

Non bisogna mai smettere di sognare, a maggior ragione se la tua professione è quella del calciatore e stai vivendo IL SOGNO. “Dove mi vedo tra qualche anno? Vorrei giocare in un grande club di Serie A e raccogliere grandi soddisfazioni. In Italia o all’estero? Mia mamma è ucraina e qualcosa vorrà pur dire ma il senso di appartenenza e l’orgoglio di quel “Siam pronti alla morte” vivono in me fin da bambino”. Al termine di una stagione positiva, durante la quale Andrea è migliorato nel gioco, la certezza è che non si smette mai di imparare. I presupposti ci sono tutti, ora è tempo di cambiare marcia e vivere una nuova esperienza di calcio e di vita.

Riccardo Amato

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2 commenti

  1. La prima volta che lo vidi aveva 13 anni. Fece una diagonale difensiva che non si vede mai nei campi a quell’età. Mi avvicinai a suo padre e gli dissi che suo figlio era fortissimo e avrebbe fatto strada. Grande andrea

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