Mourinho a Roma per tornare a vincere

Sono passati alcuni giorni dall’annuncio che nessuno si aspettava. Nessun giornalista italiano aveva informazioni sul suo arrivo, nessun giornale si è mai lanciato in un’ipotesi tanto clamorosa quanto suggestiva. Ma José Mourinho è arrivato. Lo ha fatto alla sua maniera. Non importa se l’anno prossimo verrà ancora (in parte) stipendiato dal Tottenham, il club che l’ha cacciato. La tentazione di ripartire subito, anzi di continuare il suo lavoro era troppo forte. Il tecnico di Setubal torna in Italia dopo aver vinto tutto con l’Inter, ma senza tradire i cuori nerazzurri.

La scelta di allenare la Roma è di per sé una notizia. La nuova proprietà ha colto un’opportunità più unica che rara, un po’ come fece la Juventus nel 2018 acquistando Cristiano Ronaldo. Entrambi portoghesi, entrambi esperti nel saper vincere e catalizzare ogni attenzione mediatica e non su di sé. Ed ecco i primi benefici dell’operazione #MouRoma. Follower e like alle stelle e titolo in borsa che chiude per eccesso di rialzo. Tutto calcolato? Più o meno.

Radio Mercato insisteva con il nome di Sarri, la scelta più giusta per mille motivi. Ciò che ci hanno insegnato queste nuove proprietà straniere è che non bisogna mettere un freno ai propri sogni. Mourinho sbarca nella Capitale per vincere. Nessuna mossa strategica. La Roma si iscrive alla corsa al titolo per la stagione sportiva 2021/22. Quella che vedrà probabilmente un altro ritorno illustre, quello di Massimiliano Allegri alla Juventus, quella che partirà con lo scudetto cucito sul petto dell’Inter del nemico Antonio Conte.

Certo, non sarà facile, ma le intenzioni dei Friedkin sono chiare. Tutto l’ambiente è alla disperata ricerca di quella stabilità che soltanto i grandi risultati sportivi possono consegnarti. La Roma ha bisogno di credibilità. Possiamo parlare di rinascita o rivincita, ciò che conta è cancellare questa stagione e ripartire. Chi meglio dello Special One? L’unico uomo di calcio in grado di spostare l’attenzione quando serve o attrarla per far cadere nella trappola i giornalisti e le redazioni di ogni angolo del pianeta. Manipolatore, mago, illusionista. Psicologo e attento studioso di uno sport in continua evoluzione. Ci sono già due date da segnare sul calendario (appena saranno rese note): Inter – Roma, ovvero il ritorno a San Siro dell’artefice del Triplete e ovviamente la data della sua prima conferenza stampa.

Daje Roma. Sono queste le prime parole di un manager che sfida per l’ennesima volta se stesso. La tentazione di stupire il mondo contro quel fisiologico e lento declino di un vincente che sembra aver perso un po’ di smalto. Gli ultimi trofei risalgono al 2017 e sono targati Manchester United. Facile pensare che l’obiettivo più realistico per la prossima stagione sia la qualificazione in Champions League. Questa volta i rischi sono molto più alti della probabilità di vittoria.

Persino la Serie A che ritrova è davvero cambiata. Nel 2010 soltanto un paio di squadre potevano mettere in difficoltà la capolista, mentre ora si viaggia a una media punti che giustifica il sottotitolo “La Serie A delle sette sorelle”. Nuove difficoltà, nuovi grattacapi per colui che cercherà l’impresa nella città della storia. Vincere per l’immortalità. Ritrovare se stesso e scrivere una nuova pagina personale e sportiva. Entrare nella leggenda. Non esistono alternative, né tantomeno compromessi. In quel caso non si chiamerebbe Mourinho.

Riccardo Amato

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